Un anno di Lincediseta

Lincediseta vi vuole ringraziare. A costo di sembrare ruffiana senza mezze misure, vuole dire grazie a tutte le persone che hanno creduto in lei in questo primo (quasi) anno di attività!

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La verità è che sono partita carica, ma… vi faccio una spudorata confidenza: non sapevo bene nemmeno io quale orientamento questa lince avrebbe preso. Un anno fa avevo una gran voglia di aprire un nuovo capitolo della mia vita e di mettermi in gioco con un progetto mio, provando a tornare a vivere in Valle Camonica e a rendere possibile un sogno più grande di questo… (sogno per il quale ci vorrà ancora del tempo, quindi qui mi fermo ed incrocio le zampe)

Ciò che è successo negli ultimi mesi, mentre questo cucciolo di lince affilava le unghie e drizzava le orecchie, è stato bello. Bello prima di tutto perché ho capito che sì, vivere in valle facendo qualcosa che amo – raccogliere e raccontare storie, con penna, voce, macchina fotografica e cuore – è possibile. Bello anche per via delle persone che hanno voluto scommettere su quest’animale strano e bizzarro e che l’hanno aiutato a crescere, credendo forse più di me nelle sue potenzialità.

Sono consapevole delle mancanze di questa lince, ma anche della sua voglia di crescere. Quando un anno fa stavo disegnando il biglietto da visita, pensavo che sarebbe stato mio: non bello (anche se ancora lo trovo originale e mi commuove!), non perfetto (chi mi conosce davvero sa che la perfezione m’innervosisce), ma che mi rappresentasse. Quando prendete in mano quel pezzo di carta (o lo riesumate dalla scatola dei taaaanti biglietti da visita accumulati) pensate a questo: lì dentro c’è parecchia voglia di raccontare, di dire, di condividere, di scoprirsi…

La lince – sulla quale sto raccogliendo sempre più informazioni – è per sua natura un animale schivo, misterioso, selvatico. Un felino riservato, che si nasconde alla vista dei più, ma che osserva tutto e prende nota. Un essere che sulle Alpi si era estinto e che sull’Appennino è riapparso dopo tanti anni stupendo tutti: abituata a essere cacciata, era riuscita ad eludere i propri predatori (soprattutto umani), puntando ad una sopravvivenza di nicchia… Forse proprio per questo, sto imparando a riconoscere tanta resilienza in questa lince. E di resilienza resto convinta che ci sia un gran bisogno!

Per il 2018 Lincediseta – che ha finalmente capito di essere una parola sola, con una bella ed unica maiuscola all’inizio e nulla di più – ha deciso di definirsi con maggiore precisione. Di spiegare meglio chi è, levando un po’ del suo mistero, ma senza perdere la pelliccia! Avrà ancora più storie da trasmettere, da raccontare e soprattutto da conservare dopo averle sentite proprie tramite l’esperienza diretta. Lincediseta sta crescendo, puntando sulle proprie forze, ma anche sulla sinergia che crede fondamentale in ogni aspetto della vita. E se questa crescita è possibile, è anche e soprattutto grazie a voi che le avete dato fiducia: gli artigli non bastano, la morbidezza del tessuto nemmeno… l’incontro, quello fa la differenza, sempre.

Buone storie resilienti a tutti, in questo 2018 ormai alle porte!

 

Lincediseta –

di Sandra Simonetti

 

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Cavalletta

Pioggia e sole, pioggia e sole come in un balletto ieri pomeriggio. Nuvole e goccioloni freschi sulla pelle accaldata si alternavano ai raggi intensi dell’estate

Correre o precedere a passo spedito sotto un temporale è stato meraviglioso. Con il lago che trasudava forza e virava allo smeraldo, sentivo la forza delle onde e del vento entrarmi sotto pelle. L’elettricità nell’aria ha poi lasciato il posto ai riflessi e ai giochi di luce e… ad un incontro inaspettato, che si è fatto dare un passaggio!

Linee

Ogni volta che riprendo in mano le matite provo piccoli momenti di felicità. Mi accontento di poco: di un’ombra uscita bene, un profilo delicato, la leggera sfumatura dei capelli… 

Non importa che sia “perfetto”, conta fino ad un certo punto anche il fatto che somigli davvero all’originale. Trovo importante e bello che nel risultato finale ci sia qualcosa di mio e che le linee si raccontino. 

Mi emozionano i personaggi e le immagini che hanno qualcosa da dire, pur restando muti sulla carta; appesi al filo della matita che li ha trasposti e a quello dello sguardo, che da persona a persona se li rimbalza.

Viottola

La strada nel cuore, sempre. È una delle definizioni che do di me stessa, quella di una persona che ama viaggiare e vive la dimensione del viaggio e della scoperta dentro di sé, anche quando non macina chilometri. 

Certo, mi sono fermata fisicamente da circa un anno, prendendo la decisione di rientrare in Italia in pianta stabile. Ciò non toglie che in questi mesi abbia gironzolato e mi sia cresciuta dentro la voglia di scoprire il mio territorio, che sempre mi sorprende con viottole, pianori inaspettati, festival di cultura e musica, persone e scorci da immortalare. 

Oggi che piove – e non vedo l’ora che smetta per lanciarmi in un’altra avventura, magari macchina fotografica al collo – pubblico questa foto di un paio di giorni fa, scattata in un sentiero che avevo appena scoperto… La pubblico pensando al bello al quale ci possiamo aggrappare ogni volta che la parola “attentato” torna a far breccia nei nostri pensieri. La pubblico perché anche quando la luce si spegne, bisogna guardare avanti e cercare il sole, sempre.

Vitruvio

Quest’anno maggio è arrivato con tredici giorni di ritardo. Ci ha fatti sospirare tutti, in attesa di una primavera che non aveva voglia di toglierci dal grigio della pioggia. Poi, come sempre accade in questi casi, è stato tutto un’esplosione di colori, rondini fra i tetti e sole caldo sulla pelle. 

Questo per dire che non può piovere per sempre e che anche seguire il corso delle stagioni con il pensiero – per quanto siano diventate “ballerine” e non ne esistano più di mezze – serva a capire meglio anche noi stessi: mica solo in natura, ma proprio anche nella vita, il sole poi torna, torna sempre. E ti porta a fare cose pazze, tipo infilarti nel contorni di un vecchio portale e tentarti donna di Vitruvio per un giorno.

Appariscente

Un fiore che sboccia, per quanto piccolo sia, è sempre un regalo. Anche quando sembra confondersi con lo sfondo e accanto ad altri fiori più vistosi si perde. Ogni fiore ha il suo perché e lo sa bene chi passeggia in campagna munito di macchina fotografica o smartphone, pronto a scattare. Talvolta, chi è caccia di dettagli viene proprio accontentato dai fiori più piccoli, quelli che “passano inosservati”. 

Ho la sensazione che si tenda a fare lo stesso con le persone… Le si valuta al primo sguardo, in linea di massima le si ascolta poco – spesso un gran poco – e ci si concentra invece su chi risulta più appariscente. Questione di economia di tempo, di ottimizzare le proprie risorse, ma in fin dei conti anche di pigrizia. 

Inutile dire che smettere di scoprire, di guardare, di cercare la meraviglia nei fiori più piccoli, è un po’ come perdere la capacità di scorgere la bellezza. Lo stesso con le persone…

Soffione

Spettinati dal vento, senza paura delle raffiche… Così dovremmo imparare ad essere! Nei gesti quotidiani più che nelle grandi imprese, che poi alla fine è la quotidianità a rivelare chi siamo, prima a noi stessi e poi agli altri. 

Così anche un giro in campagna può trasformarsi in un modo per riflettere prendendo come spunto un ricco soffione. Bello della sua ricca corona bianca, chissà se ne conosce ed apprezza anche la caducità? Bisognerebbe poterglielo chiedere…